Scritto da 7:51 pm Roma, Cultura

Lo scrittore romano Simone Clementi racconta il suo ultimo noir “Il veleno dell’Ippocampo” e i suoi prossimi progetti

Roma (mercoledì, 4 marzo 2026) — A seguito dell’uscita dell’ultima fatica letteraria “Il veleno dell’Ippocampo” (2025, edito da PubMe) siamo tornati a trovare lo scrittore romano Simone Clementi, classe 1986, e lo abbiamo intervistato per approfondire il contenuto del suo romano. Potete recuperare il contenuto della prima intervista qui

Di Mirko Aglianò

Domanda: Ciao Simone e bentornato. Il tuo nuovo noir si colloca in una Roma cupa e complessa. Da quali domande nasce l’idea di questo racconto e cosa ti ha spinto verso l’analisi dei traumi della mente umana?
Simone Clementi: Bentrovato Mirko, un saluto a te e a tutti i lettori. L’idea iniziale è partita da una semplice domanda, “Cosa accadrebbe se un assassinio seriale come quei personaggi che abbiamo conosciuto attraverso i documentari e le serie tv, si muovesse a Roma? Può sembrare una domanda banale ma non lo è. Cambiando l’ambientazione e il punto di vista, cambia tutto. Roma non è Chicago, New York. L’educazione e la cultura che un uomo ha è diversa rispetto a quella che può avere negli Stati Uniti o in altri paesi. La polizia è diversa e perfino la reazione dei cittadini, cambiano radicalmente. Da qui sono partito, come un effetto domino ed ho iniziato a fare mentalmente due lavori: costruivo la storia del mio Serial Killer, ma nel frattempo osservavo la mia città. Gestisco un pub a Roma e spesso mi muovo per la città con i mezzi pubblici. Questo mi ha permesso e lo fa tutt’ora, di avere un angolo riservato dove osservare e studiare l’ambiente che mi circonda. Come e cosa vedono le persone, le reazioni che hanno a quello che gli succede. Tutto ciò diventa materiale prezioso per le mie storie e lo è stato certamente per “Il Veleno dell’Ippocampo”.

D: Il protagonista è un commissario che combatte “due guerre”, una esterna contro un assassino spietato e una interna contro i propri demoni. Quanto è stato difficile delineare un personaggio così tormentato, in bilico tra il dovere e il senso di colpa?
S.C.: Non ti nascondo che la difficoltà nel creare un personaggio così complesso (e anche credibile agli occhi dei lettori), è stata tanta. Ci sono stati aspetti da considerare, per questo prendo sempre molti appunti prima di mettermi a scrivere un romanzo. In primis si parte ricerche, in questo caso nel campo della psicologia. Ho cercato, letto e studiato molti articoli che parlavano di depressione, di alcolismo e di altri aspetti che riguardano le parti più buie della mente umana. Ho chiesto consigli a universitari che studiano psicologia, e ne approfitto per ringraziarli. L’aspetto però forse più difficile è stato, come sempre, calarsi nei panni del Commissario. Scrivere la sua vita, cercando di pensare e agire come lui. Vivere in parte la sua tragedia, anche se solo virtualmente nell’atto della scrittura. Uno scrittore è come un attore, vive e pensa come i suoi personaggi mentre scrive e questo, per chi come me che scrive noir, a volte è una sfida dura da sopportare.

D: L’antagonista della storia uccide per difendere gli animali. Una scelta narrativa forte e originale: cosa vuoi trasmettere al lettore attraverso questo paradosso etico e la figura dell’assassino dell’Ippocampo?
S.C: Ho scelto di scrivere principalmente storie noir proprio perché questo genere mi permette di scavare nella parte più buia della nostra società, della mente umana e soprattutto delle sue contradizioni. Prendiamo appunto l’Ippocampo. Sceglie di difendere gli animali, e questo di per sé è un sentimento nobile, condiviso dalla maggior parte delle persone. Ma come decide di difenderli? Qual è lo strumento che ritiene giusto per difendere i suoi valori? L’uccisione e l’assassinio. Decide che chi lavora e sfrutta gli animali non merita di vivere, di conseguenza uccide. Questa presa di posizione scatena nelle persone differenti reazioni ed è lì che voglio posizionare la lente d’ingrandimento. Le posizioni si dividono fra chi condanna fortemente la brutalità del gesto pur amando gli animali, e chi invece sta con l’Ippocampo. Magari non lo ammetterebbe mai, neanche a sé stesso, ma giustifica le azioni del serial killer e di nascosto fa il tifo per lui. Questi aspetti della società cerco di evidenziare nelle mie storie così da cercare, nel mio piccolo, di migliorarli un po’.

D: La scrittura per te rappresenta un mezzo per convogliare temi fondamentali come l’attualità e la conoscenza dell’io. In che modo cerchi di sensibilizzare chi legge attraverso la narrativa?
S.C.: Come ti accennavo, la lettura è un momento molto coinvolgente. Quando ci immergiamo in un libro e in una storia, sembra che la viviamo, per questo è così meraviglioso leggere un libro. Quando io venni travolto da IT il primo libro di King (Stephen n.d.r.) che lessi a quindici anni, sentivo nel silenzio della mia stanza perfino l’odore nauseabondo delle fogne di Derry tanto era scritto bene il romanzo. Da quel momento decisi di utilizzare questo mezzo e la passione che avevo per la scrittura per sensibilizzare più persone possibili. Se leggi le vicissitudini dei miei personaggi, sei coinvolto, come spero, nelle loro vite e nella società che vivono, ti accorgi che somigliano molto al nostro mondo e magari ti viene voglia di migliorarlo. Certo, tutto ciò è difficile, ed è fantasioso pensarlo e sperarlo, ma ci provo. Se ognuno di noi, iniziasse anche solo a migliorare sé stesso e vivere più sereni, la società diventerebbe migliore in automatico.

D: A proposito di scrittura: nella vita artistica di uno scrittore, ci si può trovare in empasse. Il famoso o famigerato blocco dello scrittore. Tu dove e come trovi la forza di superare queste difficoltà?
S.C.: Come tutti, Mirko, anch’io ho provato quello che chiamano “Blocco dello scrittore”. Tutti gli scrittori, almeno una volta, provano quella sensazione di paura nel vedere il foglio bianco. Magari hai tutto in mente: la storia, i personaggi, come svilupparli, come finisce il libro, ma quando sei lì non esce niente. Non so di preciso perché succede questo, ma penso sia legato alle aspettative che abbiamo del libro e della storia che stiamo raccontando. In una parte della nostra mente, inneschiamo una serie di domande che ci bloccano: quante pagine devo scrivere? Come sarà la storia? e tante altre che ci impauriscono. Personalmente cerco di combattere quest’ansia facendo molte ricerche prima della prima stesura e avendo un approccio molto simile al cammino. Sono appassionato di cammini e nei percorsi c’è una regola, un passo alla volta. Quando mi metto al lavoro non penso all’intero libro, ma al capitolo che devo fare quel giorno. Mi concentro alla singola pagina che sto scrivendo, una pagina al giorno è l’obbiettivo principale. Ogni progetto ha i suoi tempi. Mentre si scrive non si pensa a come si sta scrivendo, poi ci sarà il tempo della rilettura e delle correzioni.

D: Hai già chiuso il progetto di un nuovo noir e stai lavorando a un progetto fantascientifico e a un noir storico ambientato nel 1948. Una cosa che non ti avevo chiesto nella precedente intervista è: come riesci a spaziare tra generi e periodi storici così diversi tra loro? La ricerca storica ti assorbe la maggior parte degli sforzi?
S.C.: Sì, fortunatamente ho molte idee e tanta fantasia. Ho finito la prima stesura di un romanzo noir ambientato a Roma e che vedrà la nascita dell’unico personaggio seriale che creerò. Ho anche finito la stesura del primo romanzo di una lunga saga fantascientifica che mi prenderà, per ovvi motivi, tanto tempo e molti sforzi. Le ricerche sono la parte più importante e faticosa dei miei progetti ma è anche la parte bella. Utilizzo la tecnica idealizzata da Hemingway: “la teoria dell’Iceberg”. Ciò che il lettore legge è solo la superficie, il resto lo tengo per me e sono tutti gli appunti e le ricerche nei vari campi che studio prima di mettermi a scrivere. Il prossimo romanzo che sto progettando, come annunciato, è un noir storico ambientato in un piccolo paese dell’Emilia-Romagna nel 1948. Sarà un piccolo omaggio al mio autore preferito, Carlo Lucarelli, e metterò la lente d’ingrandimento su un periodo storico dove il clima da guerra civile non era affatto terminato con la fine della Guerra. Cerco di organizzarmi come si faceva a scuola, dividendo gli orari e i giorni della settimana così da distribuire lo stesso tempo a tutti i progetti.

D: Non hai utilizzato più volte lo stesso personaggio, ma hai accennato che questo nuovo Ispettore indagherà su diversi casi. Cosa ti ha fatto cambiare idea e cosa dobbiamo aspettarci da lui?
S.C.: No, hai ragione, non amo i personaggi seriali. Mi piace esplorare nella mente umana e creare sempre personaggi diversi. Soprattutto tra i “Buoni”, coloro che indagano e hanno l’incarico di assicurare i cattivi alla giustizia. Mi piace diversificare tra vari caratteri. Succede spesso che conosco persone, osservo dei lati del loro carattere e poi mi chiedo “Cosa farebbe questa persona, con questo carattere, se fosse nel mezzo di un’indagine?”; da lì parte la scintilla che dà inizio a tutto. Questo è successo con il prossimo personaggio, che a differenza degli altri, sarà il protagonista di quattro o cinque romanzi. C’è un amico che ha delle caratteristiche fisiche e caratteriali che mi piacerebbe trasporre in un racconto. Così ho iniziato ad osservarlo, a fargli domande e a creare un personaggio ispirato a lui. Un poliziotto particolare che, a differenza degli altri, aveva delle basi per una crescita molto più ampia. Ho così iniziato a leggere i vecchi appunti ed ho notato che quel personaggio lì, sviluppato nel modo giusto, si legava perfettamente ad alcune storie che avevo iniziato a tratteggiare nei quaderni. Così ho dato l’avvio al processo creativo e ho scritto un romanzo breve che lo vedrà protagonista nella sua primissima indagine.

D: Relativamente agli altri progetti creativi, il tuo blog personale ospita le rubriche “Dietro le quinte” e “Diario di bordo”. Quest’ultima riflette il tuo percorso spirituale e il tuo trascorso umano tra nativi americani e filosofia Zen. In che modo questa visione del mondo influenza il tuo modo di narrare la realtà?
S.C.: Ho deciso di creare un blog personale per vari motivi. Le rubriche che hai menzionato saranno le parti più importanti del mio blog che vedrà anche articoli che parlano dei miei libri, la mia storia e racconti brevi. “Dietro le Quinte” sarà una rubrica con curiosità e notizie sui miei romanzi e sui personaggi che creo. Da lettore so che c’è sempre la curiosità nel sapere come uno scrittore lavora, come crea certe storie e da dove vengono le idee per i diversi personaggi. In questa rubrica cercherò di rispondere a queste domande senza rovinare il gusto alla lettura. “Diario di Bordo”, invece, darà la voce al percorso spirituale che ho iniziato da bambino con i Nativi Americani e proseguito poi, oltre che con la loro cultura, con il buddismo Zen. Oltre alla passione personale per la scrittura, ho sempre concepito questa attrazione per la spiritualità come uno strumento per lanciare dei messaggi per i lettori. Attraverso le storie cerco di portare il lettore a riflettere e magari a migliorare il mondo che ci ospita; ad amare di più noi stessi e Madre Terra. Con i racconti noir metto i lettori davanti alla parte più buia della società e della mente umana, mostro i lati nascosti che, di solito, per convenienza ignoriamo. C’è però l’altro lato della medaglia: la bellezza della vita, i suoi molteplici lati positivi, i benefici della meditazione e del vivere nel “Qui e Ora”. Allora mi sono chiesto “Non sarebbe giusto e utile cercare di rendere pubblico anche questa positività?”. So perfettamente che nel web ci persone molto più preparate e in gamba di me che spiegano in maniera meravigliosa il buddismo e la filosofia zen, ma nel mio piccolo cercherò di raccontare quello che sento e i cambiamenti importanti che sto avendo nella mia vita, seguendo alcuni consigli e prendendo delle buone abitudini che spesso in questa vita frenetica, ignoriamo, ma raccontando sempre piccoli momenti di quotidianità.

“Il Veleno dell’Ippocampo” è disponibile per l’acquisto sulle principali piattaforme librarie. Utilizzo dell’immagine concessa dall’autore.

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Last modified: Marzo 4, 2026
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