Roma (venerdì, 25 luglio 2025) — Il 25 luglio, nel calendario religioso dell’antica Roma, era dedicato ai Furrinalia, festività celebrata in onore della dea Furrina. Divinità poco nota e ormai pressoché dimenticata già in epoca imperiale, Furrina era, in origine, una delle antiche dee italiche legate all’acqua e alle sorgenti, protettrice probabilmente di acque sotterranee o sacre.
Di Mirko Aglianò
Il culto di Furrina è testimoniato sin dai primi secoli della storia romana. La sua esistenza è attestata da fonti come Varrone (De lingua Latina, V, 84), che la elenca tra le divinità titolari di flàmini minori: il Flamen Furrinalis era infatti uno dei dodici sacerdoti minori, segno dell’antichità e dell’importanza originaria del suo culto. Questa peculiarità la colloca in un pantheon arcaico, ben anteriore alla supremazia delle divinità olimpiche nella religione romana classica.
Il bosco sacro di Furrina, il lucus Furrinae, si trovava sul Gianicolo, nella zona dell’attuale Villa Sciarra. Le cerimonie a lei dedicate si svolgevano probabilmente in forma riservata, lontano dal fasto dei grandi culti urbani, con riti legati alla purificazione e alla sacralità delle acque.
La decadenza del culto è indicativa del progressivo allontanamento della religione romana dagli antichi numi protettori della natura, in favore di divinità più associate al potere civico e militare. Già in epoca repubblicana, il nome di Furrina non godeva più di notorietà, tanto che Cicerone stesso la cita con perplessità nel De natura deorum (III, 51), sottolineando quanto fosse sconosciuta ai suoi contemporanei.
Ricordare i Furrinalia oggi significa riscoprire un frammento del patrimonio religioso e culturale più antico di Roma, testimone del profondo legame che la civiltà romana intratteneva con gli elementi naturali e con il sacro nel quotidiano. Una memoria che, seppur marginale, contribuisce a ricomporre il mosaico delle credenze arcaiche del mondo romano.
Tag: antica roma Last modified: Luglio 25, 2025
