Roma (lunedì, 9 febbraio 2026) — Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1849, l’Assemblea Costituente, eletta per la prima volta a suffragio universale maschile, approvò il decreto fondamentale che sanciva la nascita della Repubblica Romana. L’atto giungeva dopo mesi di tensioni politiche culminate con la fuga di Papa Pio IX a Gaeta e l’assassinio del ministro Pellegrino Rossi. Con soli 142 voti favorevoli su 150 votanti, i rappresentanti del popolo dichiararono che il papato era “decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato Romano”, garantendo tuttavia al Pontefice tutte le manleve necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.
Di Mirko Aglianò
Sotto la guida del Triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, la Repubblica si distinse per l’adozione di una Costituzione straordinariamente avanzata per i tempi. Il testo prevedeva l’abolizione della pena di morte e del tribunale dell’Inquisizione, la libertà di culto, l’istruzione pubblica e la sovranità popolare. Furono mesi di intensa partecipazione civile e militare, che videro accorrere nella Capitale patrioti da ogni parte d’Italia, tra cui Giuseppe Garibaldi e il giovane Goffredo Mameli.
Nonostante l’eroica difesa contro l’assedio delle truppe francesi inviate da Luigi Napoleone a restaurare il potere papale, la Repubblica capitolò nel luglio dello stesso anno. Tuttavia, l’eredità politica di quei mesi rimase indelebile nella coscienza nazionale. La Repubblica Romana del 1849 non fu solo una parentesi rivoluzionaria, ma un laboratorio di diritti civili e laicità che avrebbe ispirato, quasi un secolo dopo, i padri costituenti della Repubblica Italiana del 1946, confermando Roma come fulcro universale del pensiero democratico.
Immagine di Pubblico Dominio
Last modified: Febbraio 9, 2026
