Roma (venerdì, 4 settembre 2026) — Il 4 settembre 476 segna una delle cesure più significative della storiografia universale. In questa data il re dei re barbarici Odoacre depose a Ravenna l’ultimo imperatore romano d’Occidente, il giovanissimo Romolo Augusto, inviando le insegne imperiali a Costantinopoli presso l’imperatore d’Oriente Zenone. Questo atto formale decretò la fine de facto dell’istituzione imperiale occidentale, segnando convenzionalmente il passaggio dall’Età Antica al Medioevo.
Di Mirko Aglianò
La deposizione si consumò in un contesto di progressiva frammentazione politica e strutturale, dopo che decenni di pressioni migratorie, crisi economiche e destabilizzazioni istituzionali avevano ridotto l’autorità di Roma a un’entità prevalentemente formale. Odoacre scelse di non nominare un nuovo sovrano, preferendo governare la penisola con il titolo di rex gentium, integrando l’amministrazione romana esistente con le nuove strutture di potere germaniche.
L’evento ha assunto un valore simbolico cruciale per la comprensione della storia successiva. La dissoluzione dell’autorità centrale portò alla frammentazione dell’Europa centro-occidentale nei regni romano-barbarici, un processo dal quale si sono progressivamente sviluppate le moderne nazioni europee, le lingue romanze e le istituzioni giuridiche medievali.
La continuità dell’eredità culturale romana fu garantita e rimodellata sia dall’Impero bizantino a oriente, sia dalla Chiesa di Roma ad occidente, che assunse un ruolo centrale nella conservazione del patrimonio intellettuale e nell’organizzazione sociale del continente. La svolta del 476 rappresenta tuttora un punto di riferimento fondamentale per comprendere la genesi dell’identità europea contemporanea, fondata sul sincretismo tra la tradizione classica, la cultura germanica e il pensiero cristiano.
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Last modified: Settembre 4, 2026
