Roma (giovedì, 10 settembre 2026) — Il 10 settembre 1898 la storia europea registrò uno dei regicidi più emblematici dell’Ottocento. A Ginevra, l’imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria Elisabetta di Baviera, nota in tutto il mondo con il soprannome di Sissi, venne mortalmente ferita dall’anarchico italiano Luigi Lucheni. L’aggressore, armato di una lima affilata, colpì la sovrana al petto mentre si dirigeva verso il piroscafo sul lago Lemano. La gravità della lesione al cuore ne causò la morte poche ore dopo, all’età di sessant’anni.
Di Mirko Aglianò
L’attentato, maturato nel clima di tensione politica che caratterizzò la fine del secolo, rispondeva alla logica anarchica della propaganda col fatto, indirizzata verso i simboli del potere monarchico continentale. Tuttavia, l’evento tragico finì per travalicare la dimensione strettamente politica, accelerando la trasformazione dell’imperatrice in una vera e propria icona culturale.
La vita di Elisabetta era già stata segnata dal rigido protocollo della corte asburgica, da lutti familiari e da un’irrequieta ricerca di indipendenza attraverso continui viaggi. La morte improvvisa e violenta cristallizzò nell’immaginario collettivo l’immagine di una figura malinconica, insofferente alle convenzioni e vittima del proprio ruolo istituzionale.
Nei decenni successivi, la memoria storica della sovrana si è progressivamente sovrapposta al racconto romanzato e cinematografico. Opere teatrali, romanzi e le celebri trasposizioni cinematografiche del Novecento hanno alimentato una narrazione popolare che ha trasfigurato la complessa vicenda umana e politica di Elisabetta d’Austria nel mito intramontabile della “Principessa Sissi”, rendendola un punto di riferimento duraturo nella cultura di massa internazionale.
Immagine Di Sconosciuto – Desenho do Século XIX, acessado de http://recollectionbooks.com/bleed/Encyclopedia/Lucheni//lucheniMusissi.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3828066
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