Roma (domenica, 15 marzo 2026) — Ricorre oggi l’anniversario della morte di Gaio Giulio Cesare, avvenuta durante una seduta del Senato presso la Curia di Pompeo. Il dittatore, all’apice del suo potere dopo anni di campagne militari e riforme radicali, cadde vittima di una congiura ordita da un gruppo di circa sessanta senatori, guidati da Bruto e Cassio. I congiurati, autodefinitisi “Liberatori”, agirono con l’intento dichiarato di abbattere un tiranno e restaurare le antiche libertà repubblicane, colpendolo con ventitré coltellate sotto lo sguardo attonito dei presenti.
Di Mirko Aglianò
L’importanza storica di questo evento risiede nel fallimento paradossale degli obiettivi dei cesaricidi. L’eliminazione di Cesare, lungi dal riportare stabilità alla Res Publica, innescò una serie di sanguinose guerre civili che lacerarono il mondo romano per oltre un decennio. Il vuoto di potere lasciato dal Dictator non fu colmato dal Senato, ma dalla lotta tra i suoi eredi, Marco Antonio e il giovane Ottaviano. Sarà proprio quest’ultimo a trasformare il lascito di Cesare nella struttura solida del Principato, diventando Augusto e accentrando quei poteri che i congiurati avevano cercato disperatamente di disperdere.
Oggi, il luogo del cesaricidio nell’Area Sacra di Largo di Torre Argentina rimane una testimonianza silenziosa di quel passaggio epocale. Le Idi di Marzo restano nell’immaginario collettivo come il simbolo del tradimento politico e della fragilità delle istituzioni di fronte alla personalizzazione del potere. La morte di Cesare non salvò la Repubblica, ma ne certificò la fine, aprendo la strada a un impero che avrebbe dominato il Mediterraneo per i secoli a venire.
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Last modified: Marzo 15, 2026
