Roma (domenica, 12 luglio 2026) — Il 11 luglio 1555, Papa Paolo IV dispose l’istituzione del Ghetto ebraico di Roma, una delle decisioni più drammatiche per la storia delle comunità ebraiche in Europa. L’atto, formalizzato due giorni dopo con la pubblicazione della bolla pontificia Cum nimis absurdum, impose la segregazione coatta della popolazione israelitica all’interno di un’area ristretta del rione Sant’Angelo, a ridosso del Tevere, privando i residenti dei diritti civili, patrimoniali e di libero commercio.
Di Mirko Aglianò
Il perimetro originario, inizialmente dotato di soli due varchi sorvegliati e chiusi durante le ore notturne, divenne nel corso dei secoli un comparto urbano caratterizzato da un’altissima densità demografica e da precarie condizioni igienico-sanitarie, aggravate dalle periodiche inondazioni del Tevere. Nonostante le rigide restrizioni economiche e sociali, la comunità ebraica romana riuscì a preservare la propria identità culturale e religiosa all’interno delle mura del recinto. Il regime di segregazione fu temporaneamente abolito durante l’occupazione napoleonica, ma la definitiva smantellazione dei cancelli e la fine dello stato di reclusione giuridica si realizzarono soltanto nel 1870, con l’avvento dello Stato unitario italiano e la storica breccia di Porta Pia.
Nel periodo successivo all’Unità d’Italia, l’area fu sottoposta a radicali interventi di sventramento e risanamento urbanistico, che portarono alla demolizione dei vecchi edifici fatiscenti e alla successiva costruzione del Tempio Maggiore, inaugurato nel 1904. Il Novecento ha impresso una ferita indelebile in questo tessuto con il tragico rastrellamento del 16 ottobre 1943, durante l’occupazione nazista, quando oltre mille cittadini ebrei furono deportati verso i campi di sterminio.
Oggi, l’antico Ghetto si configura come uno dei quartieri storici più dinamici e visitati della Capitale. Superata la secolare dimensione di isolamento, il Ghetto rappresenta un polo di primaria importanza per la memoria collettiva, dove le testimonianze dell’archeologia classica si integrano con i luoghi della cultura ebraica e con una diffusa tradizione gastronomica e commerciale, simbolo di una secolare e ininterrotta resistenza culturale.
Immagine Di Joris1919 – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2134237
Last modified: Luglio 12, 2026
