Roma (mercoledì, 10 giugno 2026) — Il 10 giugno 1924 rappresenta una delle date più drammatiche e spartiacque della storia d’Italia. Centodue anni fa, a Roma, il deputato e segretario del Partito Socialista Unitario, Giacomo Matteotti, veniva rapito sul lungotevere Arnaldo da Brescia e successivamente assassinato da una squadraccia fascista capeggiata da Amerigo Dumini. L’evento scosse profondamente l’opinione pubblica dell’epoca, svelando in modo definitivo il volto violento del regime nascente.
Di Mirko Aglianò
Il delitto avvenne a soli dieci giorni dal celebre discorso parlamentare del 30 maggio 1924, durante il quale Matteotti aveva denunciato con fermezza le frodi elettorali, le violenze sistematiche e le intimidazioni perpetrate dai fascisti per condizionare l’esito delle consultazioni politiche di quell’anno. La sua requisitoria, lucida e documentata, aveva messo a nudo l’illegalità su cui si fondava il potere di Benito Mussolini, segnando di fatto la condanna a morte del deputato polesano.
La scomparsa e il successivo ritrovamento del corpo, avvenuto solo nel mese di agosto nelle campagne di Riano, aprirono una gravissima crisi politica per il governo fascista. Tuttavia, la successiva protesta delle opposizioni parlamentari, nota come la secessione dell’Aventino, non riuscì a rovesciare l’esecutivo. La crisi si risolse drammaticamente il 3 gennaio 1925, quando Mussolini, con un discorso alla Camera dei Deputati, si assunse l’intera responsabilità politica, morale e storica dell’accaduto, dando il via formale alla dittatura e alla soppressione delle libertà democratiche.
La memoria di Giacomo Matteotti rimane un pilastro fondante della Repubblica Italiana. Il suo sacrificio è celebrato dalla storiografia contemporanea come il simbolo della difesa intransigente della legalità costituzionale e della libertà di espressione contro ogni forma di autoritarismo, rappresentando un monito perenne sul valore delle istituzioni democratiche del Paese.
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Last modified: Giugno 10, 2026
