Roma (martedì, 3 giugno 2025) — Dopo oltre un secolo di assenza, un’opera di straordinario valore storico e artistico torna a far parte della collezione permanente della Galleria Borghese. Si tratta di un raffinato orologio settecentesco, realizzato da Luigi Valadier su commissione del principe Marcantonio Borghese intorno al 1784, e recentemente riacquisito dallo Stato italiano.
Di Mirko Aglianò
Collocato nuovamente nella Sala di Ercole, al secondo piano della Galleria, l’orologio ha ripreso a scandire il tempo con il suo meccanismo originale, perfettamente restaurato e funzionante. L’opera rappresenta un eccellente esempio di arte decorativa tardo-barocca, in cui si fondono rigore architettonico e gusto per l’esotico.
L’orologio si distingue per l’elegante struttura in marmo bianco di Carrara, arricchita da inserti di marmi antichi e decorazioni in bronzo dorato. Particolarmente suggestivi sono gli elementi ispirati all’arte egizia, come i telamoni dorati e il fregio con iscrizioni geroglifiche stilizzate. Queste caratteristiche riflettono il gusto neoclassico e orientalista che permeava la produzione di Valadier, celebre orafo e scultore romano attivo tra la seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
Dispersa durante le vendite del patrimonio Borghese alla fine del XIX secolo, l’opera è riemersa nel 2017 all’interno di una collezione privata. La sua attribuzione è stata resa possibile grazie agli studi dello storico dell’arte Alvar González-Palacios, che ha confrontato il manufatto con i disegni originali conservati presso la Pinacoteca Comunale di Faenza. Decisivo, ai fini dell’identificazione, anche il riconoscimento del piccolo rombo in micromosaico opera di Cesare Aguatti, citato nei documenti di pagamento del 1784.
Il ritorno dell’orologio alla Galleria Borghese rappresenta un importante risultato nel campo del recupero del patrimonio culturale disperso e restituisce al pubblico un capolavoro esemplare dell’arte decorativa romana del Settecento.
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