Roma (mercoledì, 7 maggio 2025) — La storica rivalità tra India e Pakistan ha conosciuto una nuova e pericolosa escalation, a seguito dell’attentato del 22 aprile che ha provocato la morte di ventisei turisti nel Kashmir indiano. Si tratta dell’attacco più grave registrato in India dal 2008. Nuova Delhi ha attribuito la responsabilità a gruppi terroristici con base in Pakistan, accusando Islamabad di complicità e rispondendo con misure drastiche: la sospensione del Trattato sulle acque dell’Indo, la chiusura di un valico di frontiera e il blocco dei viaggi senza visto.
Di Mirko Aglianò
La reazione del Pakistan, che ha negato ogni coinvolgimento, è stata immediata: chiusura dello spazio aereo per i voli indiani e sospensione delle agevolazioni di viaggio per i cittadini del vicino. Gli scontri lungo la Linea di Controllo nel Kashmir (la frontiera militare tra le due nazioni) si susseguono quotidianamente dal giorno dell’attacco, nonostante i ripetuti appelli alla calma lanciati da Stati Uniti e Cina.
Nella notte, l’India ha colpito nove obiettivi nel Kashmir pakistano, definendo l’azione una “risposta misurata” e basata su prove del coinvolgimento di terroristi pakistani. Islamabad ha replicato accusando Nuova Delhi di “atto di guerra immotivato” e promettendo ritorsioni.
Il Kashmir è da sempre terreno di scontro tra i due Paesi, nati nel 1947 dopo la partizione dell’India britannica. Da allora, tre guerre e numerosi conflitti minori si sono consumati nella regione, che resta divisa tra i due Stati. L’accordo di cessate il fuoco del 2003, rinnovato nel 2021, è periodicamente violato.
India e Pakistan possiedono arsenali nucleari simili (circa 140-150 testate ciascuno), ma aderiscono a dottrine differenti: l’India mantiene il principio del “no first use”, il Pakistan no. Il rischio di un conflitto su più vasta scala, aggravato dalle tensioni religiose e geopolitiche, resta concreto.
Tag: kashmir Last modified: Maggio 7, 2025
