Roma (venerdì, 6 marzo 2026) — La scena teatrale capitolina si arricchisce di una proposta audace che decontestualizza il mito di Dalida per esplorarne le sfumature più intime e universali. La pièce è ambientata in una claustrofobica stanza d’hotel al Cairo, dove una reporter di guerra, rimasta ferita e isolata dal mondo, vive un’ossessiva convivenza con la voce e la presenza della celebre cantante. Quello che inizia come un disturbo uditivo si trasforma progressivamente in un processo di identificazione tra due figure femminili apparentemente distanti, ma accomunate da ferite speculari.
Di Mirko Aglianò
Il nucleo drammaturgico dello spettacolo ruota attorno al concetto di visione: lo strabismo congenito di Dalida e la perdita dell’occhio della giornalista diventano il simbolo di una “Tiresia contemporanea”, capace di guardare oltre la realtà oggettiva ma ancora incapace di decifrare il proprio io. Entrambe le protagoniste hanno abbandonato le proprie origini per una vocazione totalizzante, sacrificando la vita privata alla ricerca di una verità assoluta da consegnare al pubblico o ai lettori.
Hotel Dalida spoglia l’artista dalla consueta retorica sentimentale, inserendo le sue canzoni in un contesto bellico dove la rappresentazione e il trauma coincidono. Il celebre tema del “morire sulla scena” viene qui paragonato alla morte sul campo, elevando la performance a atto epico di resistenza. Al termine della replica di domenica 8 marzo, il pubblico potrà approfondire queste tematiche durante l’incontro con la compagnia mediato da Ornella Rosato, nell’ambito del progetto Staffetta critica.
Immagine di proprietà della Pagina Facebook ufficiale del Teatro Biblioteca Quarticciolo, qui riprodotta per soli fini informativi.
Last modified: Marzo 6, 2026
