Roma (lunedì, 26 gennaio 2026) — La memoria della Shoah si fa impegno collettivo e transgenerazionale nel quartiere Monteverde, luogo simbolo dove ancora oggi le “pietre d’inciampo” ricordano il destino dei deportati romani. Questa mattina, il Teatro Vascello ha ospitato un evento di portata nazionale: un dialogo tra Sami Modiano, sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, e una platea composta da oltre 300 studenti in sala e più di 400.000 ragazzi collegati in streaming da ogni parte d’Italia.
Di Mirko Aglianò
Il fulcro della mattinata è stato il racconto di un’amicizia nata nell’orrore: quella tra lo stesso Modiano, allora quattordicenne di Rodi, e il romano Piero Terracina. Il loro legame, descritto nel volume “Così siamo diventati fratelli”, fiorì nel 1944 tra le baracche di Birkenau, diventando l’unico baluardo di umanità contro la violenza sistematica del regime nazista. Rispondendo alle domande degli studenti, Modiano ha ripercorso settant’anni di fratellanza, trasformando il dolore privato in una missione pubblica di testimonianza che invita alla responsabilità individuale.
All’apertura dell’incontro è intervenuto il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha descritto l’esperienza della deportazione come “l’industrializzazione spietata del massacro”. Il primo cittadino ha sottolineato come la memoria non debba essere intesa come mera erudizione storica, ma come un “anticorpo” necessario contro il risorgere delle barbarie e del pregiudizio antisemita. Le parole di Modiano, prive di odio ma dense di verità, hanno offerto alle scuole uno strumento critico per interpretare il presente, ribadendo che la conoscenza dei meccanismi dello sterminio è l’unica difesa per garantire che tali crimini contro l’umanità non trovino più spazio nella storia futura.
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Last modified: Gennaio 26, 2026
