Roma (martedì, 10 marzo 2026) — A distanza di quasi novant’anni dalla sua prima pubblicazione, il romanzo che valse a Steinbeck il Premio Pulitzer nel 1940 torna a scuotere le coscienze attraverso l’interpretazione vibrante di Massimo Popolizio. Lo spettacolo, una coproduzione tra il Teatro di Roma e la Compagnia Umberto Orsini, ripercorre l’esodo biblico dei braccianti sospinti dall’Oklahoma verso una California illusoria. Al centro del racconto vi è la “Dust Bowl”, la catastrofe climatica e sociale che rese sterili le terre coltivate a cotone, costringendo migliaia di persone a una lotta disperata per la sopravvivenza.
Di Mirko Aglianò
La forza della messa in scena risiede nella capacità di Popolizio di incarnare l’inchiesta giornalistica da cui nacque il romanzo. Steinbeck, inviato dal San Francisco News nell’estate del 1936, documentò in prima persona la miseria e il cinismo che attendevano i migranti climatici, trasformando quel materiale grezzo in una parabola universale sulla dignità umana. L’adattamento di Emanuele Trevi enfatizza il lirismo e la cruda attualità del testo, evidenziando come le tempeste di sabbia del passato risuonino nelle attuali tensioni sociali e ambientali che lacerano l’Occidente.
Attraverso questo one-man show, il pubblico viene condotto nel cuore della Grande Depressione, in un viaggio che va dal crollo del 1929 fino alle soglie della Seconda Guerra Mondiale. La figura di Tom Joad, resa immortale al cinema da Henry Fonda sotto la regia di John Ford, ritrova sul palco dell’Argentina una voce nuova e urgente, capace di denunciare la spirale di diffidenza e violenza che ancora oggi accompagna i grandi spostamenti di popoli.
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Last modified: Marzo 10, 2026
