Roma (mercoledì, 2 luglio 2025) — Faceva uso dell’auto di servizio dell’ente pubblico per cui lavorava per fare da intermediario tra spacciatori e clienti, in cambio di qualche dose di droga. Un cantoniere impiegato alla Città metropolitana di Roma è finito in manette con l’accusa di spaccio, detenzione di stupefacenti e peculato. Insieme a lui sono stati arrestati un settantaquattrenne italiano, ora ai domiciliari, e un trentenne gambiano, raggiunto da un provvedimento di obbligo di firma.
Di Mirko Aglianò
L’indagine, coordinata dalla Procura di Tivoli e condotta dai carabinieri, è nata a seguito della morte di un uomo di sessantasei anni per overdose di eroina, avvenuta il 30 luglio 2023. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la vittima (nonostante le precarie condizioni di salute) avrebbe chiesto a un conoscente di procurargli della droga. Da lì l’intermediazione del cantoniere, che avrebbe contattato il fornitore gambiano in cambio di una dose personale.
La dose somministrata, tramite iniezione endovenosa, si è rivelata letale. Un evento tragico che ha fatto emergere un contesto criminale più ampio: il dipendente pubblico, infatti, avrebbe agito in numerose occasioni come mediatore tra acquirenti e spacciatori nelle zone di Ponte di Nona e Tor Bella Monaca, accompagnando personalmente i clienti con l’auto di servizio, dotata di lampeggiante.
Le indagini hanno documentato come l’uomo fosse percepito come una figura affidabile, un “garante” delle transazioni, sfruttando il proprio ruolo istituzionale e il mezzo dell’ente pubblico per muoversi con disinvoltura anche durante l’orario lavorativo, eludendo così i controlli delle forze dell’ordine.
Oltre ai reati di spaccio e detenzione di stupefacenti, la posizione del cantoniere si aggrava per l’accusa di peculato, relativa all’utilizzo illecito dell’auto dell’amministrazione pubblica. I tre sono ora a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa di ulteriori sviluppi processuali.
Tag: spaccio Last modified: Luglio 2, 2025
