Roma (domenica, 15 febbraio 2026) — Il graduale ritorno del sole sulla Capitale non coincide ancora con una completa normalizzazione delle condizioni di sicurezza lungo l’asta fluviale urbana. Il Tevere, pur mostrando segnali di lento deflusso, mantiene livelli idrometrici critici in diversi quadranti della città, spingendo le autorità a rinnovare l’appello alla massima cautela. La Protezione Civile ha confermato che le banchine e le golene fluviali restano interdette al pubblico: una misura necessaria non solo per la portata residua della corrente, ma anche per i rischi strutturali e logistici che seguono una piena.
Di Mirko Aglianò
Le operazioni di monitoraggio evidenziano come le superfici dei camminamenti inferiori siano attualmente ricoperte da strati di fango e detriti, rendendo il suolo estremamente viscido e instabile. Scendere le scale di accesso o tentare di avvicinarsi all’alveo rappresenta un pericolo concreto di caduta accidentale nelle acque, la cui velocità di scorrimento rimane insidiosa. I cittadini e i numerosi turisti presenti in città sono invitati a osservare lo spettacolo del fiume esclusivamente dai ponti o dai muraglioni di contenimento, rispettando rigorosamente le transenne e le segnaletiche di chiusura.
La gestione della post-emergenza richiede tempo per le verifiche tecniche sulla stabilità delle sponde e per le successive operazioni di pulizia. Oltrepassare i limiti stabiliti non solo mette a rischio l’incolumità dei singoli, ma può intralciare il lavoro del personale addetto al controllo e al ripristino delle aree. Le autorità locali ribadiscono che il rispetto delle indicazioni vigenti è l’unico strumento per prevenire incidenti in questa fase di delicata transizione verso il ritorno alla piena fruibilità degli spazi fluviali.
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Last modified: Febbraio 15, 2026
