Roma (venerdì, 5 settembre 2025) — La vicenda della nuova maxi-discarica di Roma, destinata a sorgere al confine tra i territori di Pomezia e Albano, continua a suscitare forti polemiche e divisioni. Dopo la pubblicazione degli articoli de IlCaffè.tv che hanno riportato alla ribalta il progetto, due interrogazioni consiliari hanno acceso il dibattito a livello locale.
Di Mirko Aglianò
A Pomezia il consigliere di minoranza Giacomo Castro ha chiesto chiarezza alla sindaca Veronica Felici (FdI), mentre ad Albano è stato Marco Moresco a sollecitare spiegazioni al sindaco Massimiliano Borelli (PD). Azioni politiche autonome, ma accomunate dalla volontà di fermare una proroga che rischia di riaprire scenari già noti e contestati.
Il progetto, infatti, risale al 2020, quando la Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti aveva rilasciato una valutazione di impatto ambientale favorevole all’impianto nell’area tra via Ardeatina e via della Solfatara. L’autorizzazione era poi decaduta, ma nell’agosto 2025 è arrivata la proroga quinquennale da parte della giunta regionale di Francesco Rocca, su richiesta del sindaco di Roma e commissario del Giubileo, Roberto Gualtieri.
A rendere la questione ancora più delicata è la titolarità dei terreni: la maggior parte risulta appartenere a una congregazione religiosa vicina al Vaticano, mentre una porzione minore è di proprietà della Rai. Una circostanza che conferisce al caso risonanza nazionale.
Nonostante l’etichetta di “discarica per inerti”, l’elenco dei codici autorizzati comprende materiali più complessi, tra cui ceneri da inceneritori e fanghi industriali. Un elemento che alimenta i timori di un collegamento con l’inceneritore previsto a Santa Palomba, distante meno di quattro chilometri.
L’area individuata si trova inoltre a soli cinquecento metri dal quartiere “Roma 2” di Pomezia, aumentando le preoccupazioni per l’impatto su ambiente e salute. Per Albano, invece, la prospettiva richiama alla memoria anni di mobilitazioni contro la vecchia discarica.
La proroga non appare dunque come un atto meramente tecnico, ma come un passaggio politico che potrebbe incidere profondamente sugli equilibri territoriali. Le comunità locali si preparano a una lunga battaglia istituzionale, temendo che ancora una volta a pagare siano i comuni dell’hinterland, chiamati a farsi carico delle emergenze della Capitale.
Immagine di Pubblico Dominio
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