Roma (martedì, 24 febbraio 2026) — La Sovrintendenza Capitolina ha annunciato la proroga della mostra monografica dedicata a Maria Barosso (1879-1960), figura pionieristica che ha operato all’intersezione tra arte e archeologia nel primo Novecento. L’esposizione, allestita presso la Centrale Montemartini, restituisce dignità storica a una professionista che, a partire dal 1905, collaborò con Giacomo Boni nei cantieri del Foro Romano, diventando la testimone oculare delle radicali demolizioni e dei grandi sventramenti urbanistici che hanno ridisegnato il volto della Capitale tra le due guerre.
Di Mirko Aglianò
Il percorso espositivo si snoda attraverso 137 opere, tra cui spiccano circa cento lavori realizzati dalla Barosso: stampe, disegni e raffinatissimi acquarelli che documentano con accuratezza filologica reperti e siti destinati a mutare per sempre. La forza del progetto risiede nella capacità dell’artista di trasformare la documentazione tecnica in opera d’arte, garantendo al contempo un rigore scientifico fondamentale per la conservazione della memoria storica. Il nucleo centrale, proveniente dai depositi della Sovrintendenza e dal Museo di Roma a Palazzo Braschi, è arricchito da prestiti d’eccezione del Parco Archeologico del Colosseo, di Palazzo Altemps e della Fondazione Camillo Caetani.
Curata da un pool di esperti in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, la rassegna non si limita a celebrare il talento estetico della Barosso, ma indaga il suo ruolo istituzionale in una rete di relazioni nazionali e internazionali di alto profilo. Rivedere oggi queste opere significa ripercorrere la storia dei cantieri romani attraverso una prospettiva femminile inedita, capace di cogliere i dettagli più fragili di un patrimonio in rapido mutamento.
Immagine di proprietà del sito istituzionale di Roma Capitale, qui riprodotta per soli fini informativi.
Last modified: Febbraio 24, 2026
