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I gioielli della corona restano allo Stato Italiano: respinto il ricorso dei Savoia

Roma (sabato, 17 maggio 2025) — Il Tribunale civile di Roma ha respinto il ricorso presentato dagli eredi di Casa Savoia per ottenere la restituzione dei gioielli della Corona, custoditi in un caveau della Banca d’Italia dal 1946. Secondo la sentenza, la titolarità dei preziosi appartiene allo Stato italiano sin dai tempi dello Statuto Albertino, promulgato il 4 marzo 1848, ben prima dell’Unità d’Italia.

Di Mirko Aglianò

Nelle motivazioni, il giudice Mario Tanferna sottolinea come i beni in questione non possano essere considerati proprietà privata della famiglia reale: “Le gioie della Corona del Regno d’Italia sono di proprietà dello Stato fin dai tempi dello Statuto Albertino”. Una condizione consolidata con la nascita della Repubblica, a seguito del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, e confermata dal passaggio alla Costituzione repubblicana.

La dotazione è composta da 6.732 brillanti e circa 2.000 perle, incastonati in collier, orecchini, spille e diademi. Secondo alcune stime, il valore del tesoro potrebbe oscillare tra i 18 e i 300 milioni di euro, ma una valutazione ufficiale sarà possibile solo dopo l’apertura del cofanetto, rimasto sigillato da 78 anni.

Il deposito dei gioielli presso la Banca d’Italia avvenne il 5 giugno 1946 per volontà dell’ultimo re, Umberto II, e tramite il ministro della Real Casa, Falcone Lucifero. Secondo l’avvocato della famiglia Savoia, Sergio Orlandi, il futuro presidente della Repubblica Luigi Einaudi, all’epoca governatore della Banca d’Italia, avrebbe equiparato i gioielli a un “bene di famiglia”. Tuttavia, il Tribunale ha ritenuto tale riferimento privo di valore giuridico.

Nonostante la sentenza, Casa Savoia non intende fermarsi e annuncia l’intenzione di adire la Corte europea dei diritti dell’uomo, chiedendo non solo la restituzione dei gioielli ma anche il riconoscimento della proprietà su immobili storici appartenuti alla dinastia.

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Tag: Last modified: Maggio 17, 2025
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