Roma — Il Teatro Biblioteca Quarticciolo ospita, il 15 e 16 novembre, “Fame mia – Quasi una biografia”, lo spettacolo di Annagaia Marchioro, scritto con Gabriele Scotti e diretto da Serena Sinigaglia. Liberamente ispirato al romanzo Biografia della fame di Amélie Nothomb, lo spettacolo ne rielabora i passaggi più intensi fondendoli con la vicenda personale dell’autrice e interprete. Ne nasce un racconto ironico e commovente, che intreccia fragilità, desiderio e riscatto in un viaggio dall’infanzia all’età adulta.
Di Mirko Aglianò
Al centro della narrazione una donna “che ha tanta fame, così tanta fame da smettere di mangiare”: una metafora della ricerca di sé, della necessità di riempire un vuoto che non è solo fisico, ma esistenziale. Con leggerezza e profondità, Marchioro affronta il tema dei disturbi alimentari senza ricorrere a toni didascalici, ma restituendo la complessità emotiva del vissuto attraverso il linguaggio del teatro.
Ambientato in una Venezia anni Ottanta, Fame mia alterna dialetto veneziano e lingua italiana, in un fluire narrativo che dà voce a un mosaico di personaggi: un’insegnante pugliese, un’amica napoletana, un’Italia che si racconta anche attraverso il suo rapporto con il cibo, simbolo di cultura, affetto e identità.
Il tono resta comico e poetico, con l’ironia tagliente che richiama la scrittura della Nothomb ma si radica in una sensibilità italiana, concreta e appassionata. Il risultato è una riflessione leggera ma incisiva sulla fame di amore, di riconoscimento e di libertà che abita ogni essere umano.
Conclude Marchioro: “Si può guarire. E’ un inno alla vita che ti riporta alla vita, e ti fa sentire meno solo, meno spaventato, meno infelice.” Per informazioni e biglietti: www.teatrobibliotecaquarticciolo.it.
Immagine di proprietà del sito istituzionale di Roma Capitale, qui riprodotta per soli fini informativi.
Last modified: Novembre 11, 2025
