Roma (venerdì, 23 maggio 2025) — La Procura di Roma ha avanzato richieste di condanna nei confronti di tre carabinieri coinvolti nel procedimento sui presunti depistaggi legati alle indagini sulla morte di Stefano Cucchi, il giovane deceduto nel 2009 dopo l’arresto e la custodia cautelare. Le accuse riguardano false dichiarazioni rese nel corso del processo e atti volti ad alterare il corretto svolgimento delle indagini.
Di Mirko Aglianò
Il pubblico ministero Giovanni Musarò (in foto) ha chiesto una pena di quattro anni e due mesi per M.B., all’epoca dei fatti maresciallo presso la stazione dei carabinieri di Tor Sapienza; tre anni e sei mesi per G.P., anche lui maresciallo, e quattro anni per P.F., all’epoca capitano e comandante della sezione infortunistica e polizia giudiziaria del nucleo Radiomobile di Roma. Quest’ultimo ha optato per il rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.
A seconda delle posizioni, i tre militari devono rispondere delle accuse di depistaggio e di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Le condotte contestate si riferiscono a dichiarazioni e atti ritenuti strumentali a ostacolare la ricostruzione dei fatti legati al decesso di Cucchi, verificatosi pochi giorni dopo l’arresto, in circostanze da tempo oggetto di approfonditi accertamenti giudiziari.
Il processo rappresenta un ulteriore capitolo nell’inchiesta sul caso Cucchi, che nel corso degli anni ha portato a numerosi procedimenti giudiziari, sia per i responsabili materiali delle violenze subite dal giovane, sia per coloro che avrebbero cercato di influenzare o ostacolare le indagini. La decisione del giudice in merito alle richieste della Procura è attesa nei prossimi mesi.
Tag: cucchi Last modified: Maggio 23, 2025
