Roma (lunedì, 7 luglio 2025) — Camminare nel quartiere Don Bosco, a Roma, significa respirare aria a quasi settanta gradi. All’ombra di un albero, pochi chilometri più in là, la temperatura scende di almeno 10. È l’effetto dell’isola di calore urbana, fenomeno che colpisce con maggiore intensità le aree più edificate e meno alberate della città.
Di Mirko Aglianò
A fotografare il fenomeno è stata la campagna “Che caldo che fa” di Legambiente, partita proprio dalla Capitale. L’iniziativa denuncia la “cooling poverty”, la carenza di infrastrutture e spazi verdi che rende insopportabili le estati in molte periferie italiane. A Roma, i quartieri Garbatella e Don Bosco sono stati utilizzati come casi studio, con temperature ambientali medie rispettivamente di 35,4°C e 37,9°C, e picchi superiori in assenza di ombra.
Secondo l’Ufficio Clima del Comune, la zona più critica è Roma Est, costruita con abbondanza di asfalto e carenza di grandi parchi. Qui, spiega il direttore Edoardo Zanchini, l’esposizione al caldo si somma a fattori socio-sanitari, rendendo più vulnerabili gli anziani, i bambini e le famiglie a basso reddito.
Per contrastare l’emergenza, Roma sta realizzando interventi puntuali: nuove fontanelle, ingressi gratuiti in piscina per over 70, aria condizionata in oltre novanta asili nido, e la creazione di “rifugi climatici” accessibili. Sul fronte ambientale, la città ha avviato un piano di forestazione urbana con oltre trentamila alberi già piantati, finanziato dal PNRR. L’obiettivo è arrivare a oltre mezzo milione, ma i benefici richiederanno anni.
Zanchini denuncia l’assenza di una politica nazionale per affrontare il problema in modo strutturale: “Serve un coordinamento tra governo e città, perché il clima urbano non è un’emergenza stagionale, ma una questione di pianificazione”.
Nel frattempo, ogni intervento locale resta un tassello di resistenza. Perché ogni albero che cresce è un metro quadrato in più in cui tornare a respirare.
Tag: verde Last modified: Luglio 8, 2025
