Roma (mercoledì, 9 luglio 2025) — Il 9 luglio 1807 fu siglato il secondo Trattato di Tilsit tra l’Impero francese e l’Impero austriaco, facendo seguito al primo accordo concluso due giorni prima tra Napoleone Bonaparte e lo zar Alessandro I di Russia. L’intesa, firmata nella città prussiana di Tilsit (oggi Sovetsk, in Russia), rappresenta per molti storici l’apice dell’espansione napoleonica in Europa e il culmine dell’influenza politica e militare della Francia post-rivoluzionaria.
Di Mirko Aglianò
Il trattato fu il risultato della vittoria francese nella campagna contro la Quarta Coalizione, culminata nella battaglia di Friedland (14 giugno 1807), in cui le truppe napoleoniche inflissero una pesante sconfitta alle forze russe. L’accordo prevedeva la drastica riduzione del territorio prussiano, la nascita di nuovi Stati satelliti sotto influenza francese (come il Granducato di Varsavia) e l’adesione forzata della Russia al cosiddetto Blocco Continentale, il sistema economico imposto da Napoleone per isolare la Gran Bretagna.
Dal punto di vista diplomatico, Tilsit rappresentò anche un momento di equilibrio provvisorio: l’intesa con la Russia sembrava garantire una stabilità duratura, almeno nell’immediato. La celebre scena dell’incontro tra Napoleone e Alessandro I, avvenuta su una zattera al centro del fiume Niemen, fu simbolica della nuova centralità della Francia negli affari europei.
Tuttavia, il trattato segnava anche l’inizio di tensioni latenti. Il malcontento di Prussia e Austria, la fragilità dell’alleanza russo-francese e la prosecuzione delle ostilità con la Gran Bretagna lasciavano presagire nuovi conflitti. Come scrisse lo storico Albert Sorel, “Tilsit fu il vertice dell’Impero, ma anche il principio della sua decadenza”.
Tag: napoleone Last modified: Luglio 9, 2025
