Roma (lunedì, 28 settembre 2026) — Il 28 settembre del 1978 Roma fu teatro dell’agguato mortale contro Ivo Zini, giovane studente universitario e militante del Partito Comunista Italiano, ucciso a ventiquattro anni nel quartiere di Casal Bruciato. L’episodio si inserisce nella drammatica sequenza di violenze politiche che contrassegnarono la stagione degli Anni di Piombo nella Capitale, caratterizzata da un’aspra contrapposizione ideologica tra estremismi di segno opposto.
Di Mirko Aglianò
L’attentato avvenne durante la tarda serata di fronte alla sede della sezione PCI di via di Casal Bruciato. Due uomini a bordo di una motocicletta di grande cilindrata aprirono il fuoco con armi da fuoco contro un gruppo di giovani che stazionavano nei pressi del circolo, intenti a leggere i quotidiani affissi nella bacheca esterna. Colpito mortalmente da diversi proiettili, Ivo Zini morì durante il trasporto in ospedale, mentre un altro militante che si trovava con lui rimase gravemente ferito.
Le indagini e le successive ricostruzioni giudiziarie attribuirono l’azione sovversiva a un commando appartenente all’estrema destra eversiva romana. L’agguato, rivendicato dai Nuclei Armati Rivoluzionari, mirava a destabilizzare il clima politico locale colpendo in modo indiscriminato luoghi e simboli dell’impegno politico giovanile di sinistra della periferia est della città.
L’omicidio di Ivo Zini suscitò un’immediata reazione di sdegno e una vasta mobilitazione civile nel quartiere e in tutta la Capitale, culminata in imponenti manifestazioni popolari e scioperi unitari di condanna del terrorismo. L’evento rimane una pagina dolorosa della storia repubblicana e della memoria cittadina, a testimonianza del tributo di sangue pagato dalla società civile e dai movimenti giovanili romani durante la stagione della violenza politica negli anni Settanta.
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Last modified: Settembre 28, 2026
