Roma (lunedì, 27 luglio 2026) — Nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1993, l’Italia visse uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Poco dopo le 23:15, un’ondata di attentati con auto bomba colpì quasi contemporaneamente la capitale e Milano, ferendo al cuore il patrimonio culturale e le istituzioni del Paese.
Di Mirko Aglianò
A Roma, due violente esplosioni squarciarono il silenzio del centro storico a pochissimi minuti di distanza l’una dall’altra. Il primo ordigno devastò la facciata e il portico della millenaria chiesa di San Giorgio al Velabro, ai piedi del Campidoglio. Pochi istanti dopo, un secondo veicolo imbottito di esplosivo deflagrò in piazza San Giovanni in Laterano, provocando ingenti danni alla facciata della cattedrale di Roma e al vicino Palazzo Lateranense. Il bilancio tragico di quella notte fu completato dall’attentato di via Palestro a Milano, dove persero la vita cinque persone.
Quelli che colprono la Capitale non furono episodi isolati, bensì parte di un disegno eversivo orchestrato da Cosa Nostra. La mafia mirava a destabilizzare lo Stato e a fare pressione sulle istituzioni per ottenere l’attenuazione del regime carcerario duro previsto dall’articolo 41-bis.
«Si tratta di un attacco al cuore del nostro patrimonio e della convivenza civile, ma lo Stato non si farà intimidire da alcun ricatto», dichiararono i rappresentanti delle istituzioni giunti sul posto alle prime luci dell’alba per coordinare i soccorsi e valutare i danni.
Oggi, sia la chiesa del Velabro sia la basilica del Laterano sono tornate al loro splendore originario grazie a un lungo e meticoloso lavoro di restauro. Il ricordo di quella notte di luglio resta tuttavia impresso nella memoria collettiva romana come simbolo di resistenza e tutela della legalità.
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Last modified: Luglio 27, 2026
