Roma (martedì, 24 giugno 2025) — Il 24 giugno 1859 si combatté una delle battaglie più significative del Risorgimento italiano: Solferino e San Martino. Lo scontro vide contrapporsi l’esercito franco-piemontese, guidato da Napoleone III e Vittorio Emanuele II, a quello austriaco dell’imperatore Francesco Giuseppe. La battaglia, che si concluse con una vittoria delle forze alleate, segnò un passaggio decisivo nel processo di unificazione nazionale.
Di Mirko Aglianò
Coinvolgendo oltre duecentomila soldati e causando circa quarantamila tra morti e feriti, Solferino fu una delle battaglie più cruente del XIX secolo. Lo storico Denis Mack Smith la definì “un banco di prova drammatico della cooperazione militare tra Francia e Piemonte”. La vittoria consentì al Regno di Sardegna di ottenere, attraverso gli accordi di pace di Villafranca e poi di Zurigo, l’annessione della Lombardia, fino ad allora sotto il controllo austriaco.
Ma l’importanza storica della battaglia va oltre il dato militare. Essa rafforzò l’immagine di Vittorio Emanuele II come figura centrale del movimento unitario e alimentò la fiducia nell’idea di una futura unificazione della penisola. Solferino divenne così un simbolo della volontà politica di liberarsi dalla dominazione straniera e costruire un’identità nazionale.
Lo scontro fu anche all’origine di un’importante conseguenza umanitaria: Henry Dunant, colpito dall’enorme sofferenza dei feriti abbandonati sul campo, promosse la nascita della Croce Rossa Internazionale. Come scrisse nei suoi appunti: “Un’improvvisa ispirazione mi colse davanti a quel mare di dolore: perché non creare un’organizzazione permanente di soccorso?”.
Oggi, a oltre 160 anni di distanza, la battaglia di Solferino e San Martino continua a rappresentare un momento chiave nella storia del Risorgimento. Non solo per il risultato strategico, ma per il valore simbolico di una nazione in cammino verso l’unità, la libertà e la solidarietà tra i popoli.
Last modified: Giugno 24, 2025
