Roma (mercoledì, 23 luglio 2025) — Il 23 luglio, nell’antica Roma, si celebravano i Nettunalia, festività dedicate al dio Nettuno, divinità delle acque dolci e marine. L’evento, di origine molto antica, assumeva una rilevanza particolare nei mesi estivi, quando la città soffriva spesso la siccità e la calura. Nettuno, in qualità di nume protettore delle acque, veniva invocato per garantire l’approvvigionamento idrico e per proteggere i raccolti dalla siccità.
Di Mirko Aglianò
La festa aveva luogo durante il periodo noto come canicula, ossia i giorni più caldi dell’anno, e si svolgeva con riti propiziatori e banchetti pubblici. I cittadini si riunivano in capanne temporanee di rami e frasche, dette umbrae, erette nei pressi di fonti d’acqua, per celebrare il dio in forma comunitaria. L’atmosfera era di condivisione e sollievo, in una società che riconosceva nella religione un elemento fondamentale della vita pubblica.
Come attestato nel calendario romano di Furio Dionisio Filocalo del IV secolo d.C., i Nettunalia si collocavano nel contesto delle feste feriae conceptivae, ovvero non fissate su base annuale ma proclamate dalle autorità religiose. Tuttavia, la data del 23 luglio finì per consolidarsi nella tradizione.
Nettuno, assimilato al greco Poseidone, rappresentava un aspetto chiave del pantheon romano, specie per una civiltà che fondava la propria espansione anche sul dominio marittimo e fluviale. La festività, benché meno nota rispetto ad altre celebrazioni religiose come i Saturnalia o i Lupercalia, testimonia il legame profondo tra religione e ambiente naturale nell’antica Roma. Come scriveva Seneca, “se vuoi essere grato agli dèi, custodisci la natura che ti hanno donato”.
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