Roma (mercoledì, 22 aprile 2026) — Il 22 aprile 1897, la storia d’Italia rischiò di cambiare bruscamente lungo la via Appia Nuova, nei pressi dell’ippodromo delle Capannelle. Pietro Acciarito, un fabbro romano di ventiquattro anni di orientamento anarchico, tentò di assassinare il Re Umberto I di Savoia, portando alla luce le profonde tensioni sociali che agitavano l’Italia di fine secolo.
Di Mirko Aglianò
L’episodio si consumò mentre il sovrano si recava in carrozza alle corse per festeggiare il trentesimo anniversario delle sue nozze con la Regina Margherita. Acciarito, confondendosi tra la folla, si avvicinò alla carrozza reale armato di un coltello. Nonostante il colpo fosse diretto con decisione, il Re riuscì a schivare il fendente, riportando solo una lieve scalfittura alla divisa. L’attentatore fu immediatamente bloccato dalle guardie del corpo e dalla folla stessa, mentre Umberto I, con estrema freddezza, proseguì verso l’ippodromo, minimizzando l’accaduto con la celebre frase: “È un incidente del mestiere”.
L’evento non rimase un caso isolato di cronaca, ma scatenò conseguenze politiche e giudiziarie di vasta scala. Sebbene Acciarito avesse agito in solitaria, l’inchiesta ufficiale tentò di dimostrare l’esistenza di un vasto complotto anarchico. Vennero arrestati numerosi sospetti, tra cui l’amico dell’attentatore, Romeo Frezzi, che morì in circostanze misteriose in carcere pochi giorni dopo, scatenando violente proteste popolari contro i metodi della polizia.
L’attentato di via Appia Nuova precedette di soli tre anni il definitivo regicidio di Monza per mano di Gaetano Bresci e segnò un inasprimento delle misure repressive del governo Crispi prima e Rudinì poi. La figura di Acciarito, condannato all’ergastolo e successivamente dichiarato pazzo, rimase il simbolo di un’Italia divisa, dove la “questione sociale” e il dissenso radicale trovavano nel gesto individuale l’unica, drammatica via di espressione contro le istituzioni monarchiche.
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Last modified: Aprile 22, 2026
