Roma (giovedì, 21 agosto 2025) — Il 21 agosto, nell’antica Roma, si celebravano i Consualia, festività dedicate a Conso, divinità arcaica della fertilità e delle messi, il cui culto era strettamente connesso con la vita agricola. La ricorrenza aveva luogo due volte l’anno: il 21 agosto, a conclusione della mietitura, e il 15 dicembre, in preparazione delle semine invernali.
Di Mirko Aglianò
Secondo le fonti antiche, tra cui Varrone e Festo, l’altare di Conso era situato nel Circo Massimo, sepolto sotto terra e riportato alla luce solo in occasione della festa. Questo particolare conferiva al rito un carattere misterico, collegando la divinità al mondo sotterraneo e, simbolicamente, alle radici stesse della fertilità.
I Consualia erano contrassegnati da giochi pubblici e corse di cavalli e muli, in una tradizione che univa l’aspetto religioso a quello ludico e sociale. Proprio durante una di queste celebrazioni, racconta la leggenda, si sarebbe verificato il celebre ratto delle Sabine, episodio fondativo della storia romana narrato da Livio e Plutarco.
Le cerimonie prevedevano la sospensione delle attività lavorative e il riposo per animali da soma come cavalli, muli e asini, decorati con fiori in segno di riconoscenza. Tale usanza evidenziava il legame profondo tra il mondo agricolo e la religione romana, dove il divino era percepito come garante del ciclo naturale e della prosperità.
Il culto di Conso, pur non avendo avuto la diffusione di altre divinità del pantheon romano, rimase vivo per secoli, a testimonianza dell’importanza della terra e della produzione cerealicola nella società romana. Come affermava Ovidio nei Fasti, “i granai non esisterebbero senza i favori del dio nascosto”.
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