Roma (venerdì, 2 ottobre 2026) — Il 2 ottobre 1870 la popolazione di Roma e delle province del Lazio fu chiamata alle urne per esprimersi tramite plebiscito sull’annessione del territorio al Regno d’Italia. La consultazione popolare giunse a dodici giorni dalla breccia di Porta Pia del 20 settembre, evento che aveva posto fine al potere temporale dello Stato Pontificio guidato da Papa Pio IX e aperto la strada al completamento dell’unità nazionale.
Di Mirko Aglianò
Il quesito sottoposto ai votanti chiedeva l’adesione all’unione con il Regno d’Italia sotto il governo del Re Vittorio Emanuele II e dei suoi successori. La tornata elettorale registrò un’affluenza imponente: nei territori di Roma e provincia i voti favorevoli furono oltre centotrentamila, a fronte di soli quarantasei voti contrari e un numero irrisorio di schede nulle, confermando una schiacciante maggioranza a favore dell’integrazione istituzionale.
L’esito formale della consultazione fu presentato ufficialmente al Re il 9 ottobre successivo a Firenze, allora capitale provvisoria del Regno. Con il regio decreto n. 5903 del medesimo giorno, Roma e le province laziali vennero dichiarate parte integrante dello Stato italiano, preludio al successivo trasferimento della capitale all’Urbe, sancito ufficialmente nel 1871.
Il plebiscito del 2 ottobre rappresentò un passaggio fondamentale della storia risorgimentale, fornendo la necessaria legittimazione democratica e popolare a un atto che modificò gli equilibri geopolitici europei. La consultazione permise l’estensione dello Statuto Albertino e della legislazione nazionale ai nuovi territori, avviando il processo di integrazione amministrativa, urbanistica e infrastrutturale che avrebbe trasformato Roma nella sede delle principali istituzioni pubbliche del Paese.
Immagine Di Sconosciuto – L’illustrazione popolare, 1870, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=61549810
Last modified: Ottobre 2, 2026
