Roma (venerdì, 30 maggio 2025) — Il 30 maggio 1431, a Rouen, in Normandia, la diciannovenne Giovanna d’Arco veniva condannata al rogo con l’accusa di eresia e stregoneria. A distanza di quasi sei secoli, la sua figura continua a rappresentare un riferimento centrale nella storia e nell’identità culturale francese.
Di Mirko Aglianò
Nata nel 1412 a Domrémy, un villaggio della Lorena, Giovanna d’Arco si inserisce in uno dei momenti più critici della Guerra dei Cent’anni (1337-1453), conflitto tra il Regno di Francia e quello d’Inghilterra. Secondo quanto riportato nei documenti processuali, la giovane affermava di aver ricevuto visioni divine che la incitavano a liberare la Francia dall’occupazione inglese e a condurre il Delfino Carlo al trono.
Il suo ruolo militare fu decisivo: nel 1429 guidò l’esercito francese alla liberazione di Orléans, contribuendo in modo determinante all’incoronazione di Carlo VII nella cattedrale di Reims. Arrestata nel 1430 dai borgognoni e consegnata agli inglesi, fu sottoposta a un processo ecclesiastico pilotato e giustiziata l’anno successivo. Soltanto nel 1456, un secondo processo promosso da Papa Callisto III riabilitò ufficialmente la sua memoria.
La figura di Giovanna d’Arco ha avuto un impatto profondo e duraturo nella storia francese. Simbolo di unità nazionale, è stata oggetto di celebrazioni, studi storici e rappresentazioni artistiche. Jules Michelet, storico del XIX secolo, scrisse: “Ella fu il vero cuore della Francia, la coscienza della sua missione.” Nel 1920, fu canonizzata da Papa Benedetto XV, divenendo santa patrona della Francia.
Ancora oggi, il 30 maggio è giornata di commemorazione ufficiale in numerose città francesi. La sua vicenda continua a interrogare storici e cittadini sul rapporto tra fede, politica, identità e giustizia. L’eredità di Giovanna d’Arco trascende la leggenda: resta, nel tempo, un simbolo di coraggio individuale e di appartenenza collettiva.
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